GLI EFFETTI BENEFICI DELLA FOTOESPOSIZIONE SULLA NOSTRA SALUTE GLOBALE
Negli ultimi anni, grazie soprattutto a studi di Evidence Based Medicine, sta avvenendo una rivoluzione nella politica di foto-esposizione. Si sta, cioè, assistendo ad una rivalutazione di quelli che sono gli effetti benefici delle radiazioni solari sulla nostra salute globale.
Grazie alla foto-esposizione si otterrebbero, infatti, sia effetti benefici diretti sul versante psicologico, che indiretti, attraverso la produzione di vitamina D, sulla maggior parte dei nostri organi e apparati (apparato osseo, sistema cardiovascolare, sistema nervoso centrale, sistema immunitario, sistema riproduttivo). Le ultime evidenze in letteratura hanno, inoltre, dimostrato come la vitamina D, grazie alle sue proprietà antiproliferative, antiangiogenetiche e proapoptotiche, sia in grado di esercitare, anche, un ruolo protettivo contro il processo di cancerogenesi riducendo sia l' incidenza, che la mortalità per i più frequenti tumori viscerali. I risultati più interessanti sono stati ottenuti da studi osservazionali di popolazione relativi al tumore della mammella e della prostata: per questi tumori esisterebbe un rapporto direttamente proporzionale, statisticamente significativo, tra incidenza e mortalità per il tumore e latitudine (e quindi indirettamente con la durata complessiva di foto-esposizione).
Di seguito, quindi, le ultime novità dalla letteratura scientifica sugli effetti benefici esercitati da una corretta foto-esposizione sulla nostra salute.
Vitamin D and sunlight: strategies for cancer prevention and other health benefits
Holick MF
Cl J Am Soc Nephrol 2008; 3 (5):1548-54
Abstract.
Vitamin D deficiency is a worldwide health problem. The major source of vitamin D for most humans is sensible sun exposure. Factors that influence cutaneous vitamin D production include sunscreen use, skin pigmentation, time of day, season of the year, latitude, and aging. Serum 25-hydroxyvitamin D [25(OH)D] is the measure for vitamin D status. A total of 100 IU of vitamin D raises blood level of 25(OH)D by 1 ng/ml. Thus, children and adults who do not receive adequate vitamin D from sun exposure need at least 1000 IU/d vitamin D. Lack of sun exposure and vitamin D deficiency have been linked to many serious chronic diseases, including autoimmune diseases, infectious diseases, cardiovascular disease, and deadly cancers. It is estimated that there is a 30 to 50% reduction in risk for developing colorectal, breast, and prostate cancer by either increasing vitamin D intake to least 1000 IU/d vitamin D or increasing sun exposure to raise blood levels of 25(OH)D >30 ng/ml. Most tissues in the body have a vitamin D receptor. The active form of vitamin D, 1,25-dihydroxyvitamin D, is made in many different tissues, including colon, prostate, and breast. It is believed that the local production of 1,25(OH)2D may be responsible for the anticancer benefit of vitamin D. Recent studies suggested that women who are vitamin D deficient have a 253% increased risk for developing colorectal cancer, and women who ingested 1500 mg/d calcium and 1100 IU/d vitamin D3 for 4 yr reduced risk for developing cancer by >60%.
Traduzione
Il deficit di vitamina D rappresenta un problema di salute a livello mondiale. La principale fonte di vitamina D è l'esposizione solare. I fattori che influenzano la produzione di vitamina D includono l'utilizzo di schermi solari, la pigmentazione cutanea, l' ora del giorno, la stagione dell' anno, la latitudine e l' età. La 25-idrossivitamina D sierica [25(OH)D] rappresenta il metodo per dosare la vitamina D. Circa 100UI di vitamina D aumentano di 1 ng/ml i livelli ematici di 25(OH)D. Inoltre, sia bambini che adulti che non ricevono un' adeguata dose di vitamina D dall' esposizione solare necessitano un supplemento di almeno 1000 UI/die di vitamina D. L' assenza di foto-esposizione e il deficit di vitamina D sono state messe in relazione con molte gravi patologie croniche, incluso malattie autoimmuni, infettive, cardiovascolari e tumori. E' stato calcolato che esiste una riduzione dal 30 al 50% il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto, della mammella, e della prostata aumentando l'assunzione di vitamina D di almeno 1000 UI/die o l'esposizione solare per ottenere livelli ematici di 25(OH)D>30 ng/ml. La maggior parte dei nostri tessuti possiedono recettori per la vitamina D. La forma metabolicamente attiva di vitamina D, l'1,25 diidrossivitamina D, viene prodotta in molti tessuti, incluso il colon, la prostata, e la mammella. Si ritiene che la produzione locale di 1,25(OH)(2)D possa essere responsabile degli effetti anticancerogenici della vitamina D. Recenti studi hanno dimostrato che le donne che hanno un deficit di vitamina D hanno un rischio aumentato del 253% di sviluppare un carcinoma del colon retto e le donne che assumono 1500UI di vitamina D per 4 anni hanno una riduzione del rischio di sviluppare tumori > del 60%.
L' esposizione alla luce solare rappresenta la fonte principale di vitamina D per il nostro organismo, grazie alla conversione del suo precursore, il 7-deidrocolesterolo, localizzato sulla superficie cutanea. Gli Autori sottolineano, quindi, l' importanza della foto-esposizione al fine di mantenere alti livelli di vitamina D circolante e tissutale e la necessità, in caso di carente esposizione alla luce solare, di una dieta con supplemento di vitamina D. L'effetto benefico di questa vitamina non è, infatti, limitato al mantenimento di un corretto trofismo del tessuto osseo, (e importante quindi nella prevenzione di patologie come osteoporosi e osteomalacia), ma si estende anche alla maggior parte dei nostri tessuti, organi ed apparati (sistema cardiovascolare, nervoso, immunitario, riproduttivo…). Le ultime evidenze in letteratura hanno, inoltre, dimostrato come la vitamina D sia in grado di esercitare, anche, un ruolo protettivo contro il processo di cancerogenesi: nella sua forma metabolicamente attiva, 1,25(OH)2D3, sarebbe, infatti, in grado di controllare l'attività di alcuni geni coinvolti nei processi di differenziazione cellulare e di apoptosi, processi cruciali per l'iniziazione di cloni cellulari alla trasformazione maligna. Una corretta foto-esposizione e, quindi, adeguati livelli di vitamina D sono, quindi, necessari, per la nostra salute.
Effect of sunlight exposure on cognitive function among depressed and nondepressed participants: a REGARDS cross-sectional study
Shia T. Kent, Leslie A. McClure, William L. Crosson, Donna K. Arnett, Virginia G.Wadley, Nalini Sathiakumar
Environmental Health 2009; 8:34
Abstract.
- Background:
- Possible physiological causes for the effect of sunlight on mood are through the suprachiasmatic nuclei and evidenced by serotonin and melatonin regulation and its associations with depression. Cognitive function involved in these same pathways may potentially be affected by sunlight exposure. We evaluated whether the amount of sunlight exposure (i.e. insolation) affects cognitive function and examined the effect of season on this relationship.
- Methods:
- We obtained insolation data for residential regions of 16,800 participants from a national cohort study of blacks and whites, aged 45+. Cognitive impairment was assessed using a validated sixitem screener questionnaire and depression status was assessed using the Center for Epidemiologic Studies Depression Scale. Logistic regression was used to find whether same-day or two-week average sunlight exposure was related to cognitive function and whether this relationship differed by depression status.
- Results:
- Among depressed participants, a dose-response relationship was found between sunlight exposure and cognitive function, with lower levels of sunlight associated with impaired cognitive status (odds ratio=2.58; 95% CI 1.43-6.69). While both season and sunlight were correlated with cognitive function, a significant relation remained between each of them and cognitive impairment after controlling for their joint effects.
- Conclusions:
- The study found an association between decreased exposure to sunlight and increased probability of cognitive impairment using a novel data source. We are the first to examine the effects of twoweek exposure to sunlight on cognition, as well as the first to look at sunlight's effects on cognition in a large cohort study.
Traduzione
- Background:
- Uno dei possibili meccanismi dell'azione dell'esposizione solare sulla regolazione del tono dell'umore, risiede nel nucleo soprachiasmatico, ed è evidenziato dalla regolazione di serotonina e melatonina e dalla loro associazione con la depressione. Anche le funzioni cognitive sono coinvolte in queste stesse vie di trasmissione e potrebbero, quindi, essere ugualmente influenzate dall'esposizione solare. E' stato, quindi, valutato come l'esposizione solare influenzi le funzioni cognitive e sono sati esaminati gli effetti del cambiamento delle stagioni a questo riguardo.
- Metodi:
- I dati sull'esposizione ai raggi solari sono stati ottenuti da 16.800 partecipanti ad uno studio di coorte nazionale, sia bianchi che neri, di età superiore ai 45 anni. La valutazione cognitiva è stata effettuata attraverso un questionario di screening validato e lo stato depressivo attraverso la scala di Depressione del centro per gli Studi Epidemiologici. E'stato, quindi, valutato se e come l'esposizione solare (il giorno stesso o due settimane dopo) fosse correlata alle funzioni cognitive e come questa relazione fosse influenzata dallo stato depressivo.
- Risultati:
- Tra i partecipanti affetti da depressione, è stata riscontrata una relazione dose-risposa tra l'esposizione solare e le funzioni cognitive: minori livelli di foto esposizione sono associati con una condizione di disabilità cognitiva (odds ratio=2.58; 95% CI 1.43-6.69). Mentre sia le stagioni che l'esposizione solare sono risultate correlate con le funzioni cognitive, resta ancora da stabilire se esista una relazione significativa tra queste e la disabilità cognitiva dopo aver valutato i loro effetti congiunti.
- Conclusioni:
- Questo studio ha dimostrato, utilizzando una nuova fonte di dati, un'associazione tra la ridotta esposizione al sole e l'aumento di probabilità di disabilità cognitive . Sono stati, quindi, per la prima volta, esaminati gli effetti di due settimane di esposizione solare sulle funzioni cognitive in un' ampia popolazione di coorte.
Gli Autori, grazie ad un innovativo studio di coorte, hanno dimostrato gli effetti benefici che la foto-esposizione esercita sul nostro tono dell' umore e sui processi cognitivi. In particolare, una corretta foto-esposizione, con una stretta relazione dose-risposta, ridurrebbe la disabilità cognitiva: una ridotta esposizione solare è risultata associata all' aumento di probabilità di disabilità cognitive. La foto-esposizione è, infatti, in grado di regolare direttamente i livelli di serotonina e melatonina circolanti, importanti per il controllo di umore e funzioni cognitive.
Changes in risk of death from breast cancer with season and latitude. Sun exposure and breast cancer survival in Norway
Alina Carmen Porojnicu, Zoya Lagunova, Trude Eid Robsahm, Jens Petter Berg, Arne Dahlback, Johan Moan
Breast Cancer Res Treat 2007;102:323–328
Abstract.
The Norwegian counties can conveniently be divided in three groups with different annual UV exposures and different incidence rates of squamous cell carcinoma (SCC) of the skin. In view of the hypothesis that latitude and season of diagnosis may play a role for breast cancer progression, the prognosis of breast cancer as determined for summer and winter diagnosis, were evaluated in the three residential regions. Two age groups were analysed separately (stratification at 50 years). For all regions, and for all ages, the prognosis was best for women diagnosed in the summer season (Relative risk (RR) of death was 15-25% lower for summer diagnosis versus winter diagnosis). There was no significant seasonal variation of the number of new cases. For women diagnosed before the age of 50, a geographical gradient in cancer prognosis was also found (RR of death 0.6, 95% CI: 0.5-0.7 for cases diagnosed in southeast Norway and RR of death 0.8, 95% CI: 0.6-1.1 for diagnosis in the north of Norway). This is in agreement with a 1.5 times larger annual UV exposures and 3-4 times larger incidence rates of SCC in the southeast region when compared with the north region. For women diagnosed after the age of 50, no significant difference was found between the three regions. Despite a 17% higher vitamin D intake from food in north of Norway no difference in cancer survival was found for diagnosis during winter (when no significant differences in the levels of UV exposure can be detected between regions). The overall data support our earlier hypothesis that season of diagnosis and therapy start improves the survival for breast cancer.
Traduzione
Le regioni norvegesi possono essere convenzionalmente suddivise in tre gruppi in base alle differenze annuali in termini di esposizione ai raggi UV e di incidenza di carcinomi cutanei a cellule squamose. Alla luce dell'ipotesi di come la latitudine e la stagione di diagnosi possano influire sulla progressione del carcinoma della mammella, è stata valutata, per ciascuna regione, la prognosi del tumore della mammella com'è stata stabilita per diagnosi sia estive che invernali.
Due gruppi suddivisi per età (età di stratificazione 50 anni) sono stati analizzati separatamente. Per ogni regione e per ogni gruppo di età la prognosi è stata migliore per le donne con diagnosi effettuata nella stagione estiva (Rischio relativo (RR) di morte 15–25% più basso per le diagnosi estive versus le diagnosi invernali).
Non sono state riportate significative variazioni stagionali nel numero di nuovi casi. Per il gruppo di donne in cui la diagnosi è stata fatta prima dei 50 anni è stato individuato un gradiente geografico nella prognosi (RR di morte 0.6, 95% CI: 0.5–0.7 per i casi diagnosticati nelle regioni di sudest e RR di morte 0.8, 95% CI: 0.6–1.1 per le diagnosi nelle regioni del nord).
Questi dati risultano in accordo con una esposizione ai raggi UV maggiore di 1,5 volte e un' incidenza di carcinoma squamocellulare 3-4 volte superiore nelle regioni del sudest rispetto a quelle del nord. Per il gruppo di donne in cui la diagnosi è stata fatta dopo i 50 anni di età, invece, non sono state riscontrate significative differenze nelle tre regioni.
Malgrado un'assunzione di vitamina D mediante il cibo più alta del 17% nel Nord della Norvegia, non sono state riscontrate differenze nella sopravvivenza per le diagnosi fatte in inverno (quando nessuna differenza nell' esposizione agli UV è stata riscontrata tra le regioni).
Questi dati supportano l'ipotesi che, relativamente al carcinoma della mammella, la stagione di diagnosi e l' inizio della terapia migliori la sopravvivenza.
Le ultime evidenze in letteratura hanno dimostrato come la foto-esposizione, attraverso la sintesi di vitamina D, sia in grado di esercitare, anche, un ruolo protettivo contro il processo di cancerogenesi, in particolare per il tumore della mammella. Questi Autori norvegesi, hanno quindi valutato, come nel loro paese, la regione di appartenenza (e quindi il grado di foto-esposizione) e la stagione estiva di diagnosi influenzino positivamente la prognosi e, quindi, la sopravvivenza, per le donne in cui la diagnosi di carcinoma mammario è stata effettuata prima dei 50 anni di età.
Life course sun exposure and risk of prostate cancer: Population-based nested case-control study and meta-analysis
Rebecca Gilbert, Chris Metcalfe, Steven E. Oliver, David C. Whiteman, Chris Bain, Andy Ness, Jenny Donovan, Freddie Hamdy, David E. Neal, J. Athene Lane and Richard M. Martin
Int. J. Cancer2009;125:1414–1423
Abstract.
There is currently no means of primary prevention for prostate cancer. Increased exposure to ultraviolet-radiation may be protective, but the literature is inconclusive. We investigated associations of life course exposure to sunlight with prostate cancer. The study design was a UK-wide nested case-control study, based on 1,020 prostate specific antigen-detected cases and 5,044 matched population controls and a systematic review with meta-analysis. Men with olive/brown skin (OR = 1.47; 95% CI: 1.00 to 2.17), men who burnt rarely/never (OR = 1.11; 0.95 to 1.29) and men with the lowest levels of intense sun exposure in the 2 years prior to diagnosis (OR = 1.24; 1.03 to 1.50) had an increased prostate cancer risk. However, amongst men with prostate cancer, spending less time outside was associated with a reduced risk of advanced cancer (OR = 0.49; 0.27 to 0.89) and high Gleason grade (OR = 0.62; 0.43 to 0.91), and men who burnt rarely/never had a reduced risk of advanced cancer (OR = 0.71; 0.47 to 1.08). The meta-analysis provided weak evidence that men with the lowest (versus highest) sunlight exposure had an increased prostate cancer risk (4 studies, random-effects pooled relative risk = 1.13; 0.98 to 1.29) and higher advanced or fatal prostate cancer risk (6 studies, random-effects pooled relative risk = 1.14; 0.98 to 1.33). Our data and meta-analyses provide limited support for the hypothesis that increased exposure to sunlight may reduce prostate cancer risk. The findings warrant further investigation because of their implications for vitamin D chemoprevention trials.
Traduzione
Attualmente, non ci sono dati significativi riguardo la prevenzione primaria del carcinoma della prostata. L'aumento dell'esposizione alle radiazioni ultraviolette potrebbe esercitare un effetto protettivo, ma i dati riportati dalla letteratura risultano fino ad oggi inconclusivi. E' stata, quindi, studiata l' associazione tra l' esposizione ai raggi solari nel corso della vita e il carcinoma prostatico. Si tratta di uno studio caso-controllo su 1.020 casi individuati attraverso il dosaggio dell'antigene prostatico specifico e 5.044 persone come popolazione controllo e una review sistematica con meta analisi.
Uomini di fototipo scuro (OR 5 1.47; 95% CI: 1.00-2.17), uomini che non si ustionano mai, o solo raramente (OR 5 1.11; 0.95-1.29) e uomini con storia negativa di fotoesposizione intensa nei due anni precedenti la diagnosi (OR 5 1.24; 1.03-1.50) hanno avuto un aumentato rischio di incidenza di carcinoma della prostata.
Tuttavia, tra gli uomini con carcinoma prostatico, passando meno tempo fuori, sono stati associati con un ridotto rischio di carcinoma avanzato (OR 5 0.49; 0.27-0.89) ed un alto punteggio di Gleason (OR 5 0.62; 0.43-0.91), e gli uomini che non si ustionano mai o raramente con un ridotto rischio di carcinoma avanzato (OR 5 0.71; 0.47- 1.08). La meta analisi ha evidenziato una debole relazione tra gli uomini con minore esposizione solare (versus maggiore esposizione) e il rischio di carcinoma prostatico avanzato (4 studi, rischio relativo 5 1.13; 0.98-1.29) e anche un maggior rischio di forme avanzate o mortali (6 studi, rischio relativo 5 1.14; 0.98-1.33).
Questi dati e i risultati delle meta-analisi forniscono un supporto all' ipotesi che l' aumento dell' esposizione solare possa ridurre il rischio di carcinoma della prostata.
Queste conclusioni necessitano ulteriori approfondimenti riguardo le loro implicazioni per eventuali trials chemopreventivi sulla vitamina D.
Le ultime evidenze in letteratura hanno dimostrato come la foto-esposizione, attraverso la sintesi di vitamina D, sia in grado di esercitare, anche, un ruolo protettivo contro il processo di cancerogenesi, in particolare per il tumore della prostata. Gli Autori, attraverso uno studio caso-controllo e una meta analisi, hanno supportato l'ipotesi di come, l' esposizione alle radiazioni ultraviolette possa esercitare un ruolo protettivo contro lo sviluppo di tumori prostatici, La foto-esposizione rappresenterebbe, quindi, un valido strumento di prevenzione primaria per il carcinoma prostatico.
2009 PRO E CONTRO: LEADING OPINIONS A CONFRONTO.
Esporsi al sole continuativamente o evitare assolutamente l'esposizione al sole e alle lampade?
Calcium, Vitamin D and Cancer
M.Peterlik, W.B. Grant and H.S.Cross
Anticancer Research 29: 3687-3698 (2009)
Abstract.
A low vitamin D status and inadequate calcium intake are important risk factors for various types of cancer. Ecological studies using solar UV-B exposure as an index of vitamin D3 photoproduction in the skin found a highly significant inverse association between UV-B and mortality in fifteen types of cancer. Of these, colon, rectal, breast, gastric, endometrial, renal and ovarian cancer exhibit a significant inverse relationship between incidence and oral intake of calcium. In addition, lung and endometrial cancer as well as multiple myeloma are considered calcium and vitamin D sensitive. Studies on tissue-specific expression of the CYP23B1-encoded 25-hydroxyvitamin D-1α-hydroxylase and of the extracellular calcium-sensing receptor (CaR) have led to an understanding how locally produced 1.25-dihydroxyvitamin D3 (1,25(OH)2D3) and extracellular Ca2+ act jointly as key regulators of cellular proliferation, differentiation and function. Thus, impairment of antimitogenic, proapoptotic and prodifferentiating signaling from the 1,25(OH)2D3-activated vitamin D receptor (VDR) and from the CaR in vitamin D and calcium insufficiency has been implicated in the pathogenesis of the aforementioned types of cancer. 1.25(OH)2D3 and calcium interact in modulating cell growth in different ways: (i) Signaling pathways from the VDR and the CaR converge on the same downstream elements, e.g. of the canonical Wnt Pthway; (ii) high extracellular calcium modulates extrarenal vitamin D metabolism in favor of higher local steady-state concentrations of 1,25-(OH)2D3; (iii) 1,25-(OH)2D3 may up-regulate expression of the CaR and thus augment CaR-mediated antiproliferative responses to high extracellular Ca2+ . This can explain why combined supplementation is required for optimal chemoprevention of cancer by calcium and vitamin D.
Riassunto
Bassi livelli di vitamina D e un ridotto apporto di calcio sono importanti fattori di rischio per diversi tipi di tumore. Alcuni studi hanno evidenziato un'associazione inversa tra valori di vitamina D, UV-B indotta e patologia tumorale, con significativo aumento di incidenza e mortalità per 15 diversi tipi di cancro ( colon, retto, seno, rene, ovaio, rene...) nei soggetti con scarsi livelli di foto esposizione e di intake di calcio.. Altri tumori, invece, come cancro polmonare, endometriale e il mieloma multiplo sono sensibili alla vitamina D. I livelli di vitamina D attiva sono infatti molto importanti nel modulare la crescita cellulare. Un corretto apporto quindi di calcio e vitamina D sono necessari quindi per una efficace prevenzione.
Special Report: Policy
A review of human carcinogens—Part D: radiation
Fatiha El Ghissassi, Robert Baan, Kurt Straif, Yann Grosse, Béatrice Secretan, Véronique Bouvard, LamiaBenbrahim-Tallaa, Neela Guha, Crystal Freeman, Laurent Galichet, Vincent Cogliano, on behalf of the WHO International Agency for Research on Cancer Monograph Working Group
www.thelancet.com/oncology Vol. 10 August 2009 751
Abstract.
In June 2009, 20 scientists from nine countries met at the International Agency for Research on Cancer (IARC) to reassess the carcinogenicity of the types of radiation previously classified as "carcinogenic to humans" (Group 1) and to identify additional tumour sites and mechanisms of carcinogenesis (table and panel). These assessments will be published as part D of Volume 100 of the IARC Monographs.1 Alpha particles, consisting of two protons and two neutrons, are a densely ionising type of radiation with low capacity to penetrate living tissue (less than 0·1 mm). Beta particles are electrons or positrons that are less ionising, but more penetrating (up to a few milimetres). The health hazards resulting from radionuclides that emit these particles largely occur after internal deposition. Epidemiological evidence shows a number of radionuclides that emit alpha or beta particles increase cancer risks at several anatomical sites (table). The Working Group reaffirmed the carcinogenicity of internally deposited radionuclides that emit alpha or beta particles (Group 1). After the Chernobyl accident, a sharp increase in the risk of thyroid cancer was found with exposure to radioiodines, particularly iodine-131, during childhood and adolescence.2,3 This increased risk might be due to higher milk intake per unit of body weight among children; a higher thyroid dose per unit of iodine-131 intake from milk; a higher susceptibility per unit of thyroid dose; or a combination of these. Radon exposure occurs mainly through contamination of indoor air by radon released from soil and building materials. Combined analyses of case–control studies now estimate that residential exposure to radon gas is the leading cause of lung cancer after tobacco smoke (8–15% attributable risk in Europe and North America).4,5 X-rays and gamma-rays are sparsely ionising electromagnetic radiation that penetrate living tissue, typically producing fast electrons that deposit energy, resulting in tissue damage. Extensive study of atomicbomb survivors shows increased cancer risks at multiple anatomical sites.6 Current evidence adds to the list of tumours caused by x-rays and gamma-rays (table), and also establishes that in-utero exposure increases the risk of cancer at multiple sites.7,8 The Working Group reaffirmed the carcinogenicity of x-radiation and gamma radiation (Group 1). Neutrons are produced by nuclear reactions and are a main component of cosmic radiation. They are highly penetrating and interact with the traversed tissue, producing protons, other charged particles, and gamma-radiation. Epidemiological evidence is inadequate to assess the carcinogenicity of neutrons, because of co-exposures to other types of radiation. However, the evidence of cancer in experimental animals is sufficient, and mechanistic data show that neutrons transfer their energy in clusters of ionising events—resulting in similar, but more severe, local damage than that induced by x-rays or gamma-rays. On the basis of this evidence, the Working Group reaffirmed the carcinogenicity of neutron radiation (Group 1). Each type of ionising radiation (panel) transfers energy in the form of highly structured tracks of ionisation and excitation events that can produce a variety of molecular lesions and clustered, complex DNA damage.9 Subsequent processing of this damage induces many responses (eg., cell killing, chromosomal aberrations, mutations, genomic instability, cell transformation, and bystander effects) that contribute to carcinogenesis. Based on these mechanistic considerations, all types of ionising radiation were classified by the Working Group as "carcinogenic to humans" (Group 1). Solar radiation is the main source of human exposure to ultraviolet (UV) radiation, which is further subdivided into UVA, UVB, and UVC. The ultraviolet component that reaches the earth's surface comprises around 95% UVA and 5% UVB; UVC is blocked by stratospheric ozone. Epidemiological studies have established a causal association between exposure to solar radiation and all major types of skin cancer (table). The Working Group reaffirmed the carcinogenicity of solar radiation (Group 1). Exposure to solar radiation causes a specifi c mutation fingerprint (cytidine to thymidine transition), as a result of cyclobutane pyrimidine dimers in DNA. This pattern had long been attributed to UVB.10 However, this same cytidine to thymidine transition has been detected in the skin of UVA-treated mice11 and in the Tp53 gene of UVA-induced or UVB-induced skin tumours in hairless mice.10 In humans, this transition has been seen in TP53 in premalignant solar keratosis and in malignant skin tumours.12 Based on these mechanistic data, the Working Group classified UV radiation as "carcinogenic to humans" (Group 1). The use of UV-emitting tanning devices is widespread in many developed countries, especially among young women. A comprehensive meta-analysis concluded that the risk of cutaneous melanoma is increased by 75% when use of tanning devices starts before 30 years of age.13 Additionally, several case–control studies provide consistent evidence of a positive association between the use of UV-emitting tanning devices and ocular melanoma.14,15 Therefore, the Working Group raised the classification of the use of UVemitting tanning devices to Group 1,"carcinogenic to humans". While reviewing the studies of occupational UV exposure, the Working Group concluded that there is "sufficient evidence" for ocular melanoma in welders.16,17 However, because welders are also exposed to other harmful agents, this association could not be attributed specifically to UV radiation. A full review of the carcinogenic hazards of welding will be undertaken by IARC with high priority.
Riassunto
Nel Giugno del 2009, venti scienziati provenienti da nove diversi Paesi si sono ritrovati all'International Agency for Research on Cancer (IARC) per riassegnare ai diversi tipi di radiazioni il rispettivo grado di "carcinogenicità per gli uomini". In merito alle radiazioni ultraviolette, diversi studi epidemiologici hanno stabilito un rapporto causale diretto tra radiazioni UV e la maggior parte dei tumori cutanei. Tali radiazioni causano delle specifiche lesioni al DNA con effetto pro-oncogeno. Lo stesso può essere detto in riferimento alle lampade abbronzanti. Molti studi hanno infatti evidenziato un consistente aumento del rischio di sviluppare tumori cutanei, quali il melanoma (>75% per esposizioni prima dei 30 anni), in quei soggetti comuni fruitori di tali dispositivi, soprattutto quando adoperati per mero scopo estetico. Diversi studi caso-controllo hanno inoltre evidenziato un'associazione tra lampade solari e insorgenza di melanoma oculare.